COME IL COVID HA CAMBIATO IL MONDO DEL FITNESS – INTERVISTA A LUCA FINI, EMEA MARKETING MANAGER DI SPORTSART

Come cambierà il modo di allenarsi dopo il Covid-19? Come hanno affrontato la pandemia e come si organizzeranno le aziende che lavorano in questo settore nel caso di un nuovo lockdown?

Lo abbiamo chiesto a Luca Fini, EMEA Marketing Manager di SportsArt, azienda che opera nel mondo del fitness da più di 40 anni che, con le tecnologie innovative di cui dispone, punta a trasformare ogni allenamento in energia utilizzabile, pulita e rinnovabile.

Ciao Luca e grazie per la tua disponibilità, soprattutto in un periodo delicato come questo per il mondo del fitness. Prima di approfondire, parlaci di te e del tuo lavoro.

Buongiorno Simone e grazie per avermi proposto questa intervista. Vorrei innanzitutto farti i complimenti per l’interessantissima piattaforma che state lanciando: Skepsi propone davvero notizie ed approfondimenti appassionanti e stimolanti ed è un piacere condividere queste riflessioni con te.

Mi presento brevemente: sono Luca Fini, EMEA Marketing Manager per SportsArt dal 2017.

All’interno dell’azienda mi occupo di quelle che sono le principali attività di marketing: dall’analisi del nostro mercato e dei competitors fino ad arrivare all’individuazione ed implementazione delle strategie di marketing prescelte. Il tutto, coadiuvato dal Marketing Team negli Stati Uniti.

A proposito di SportsArt, trovo molto interessante la filosofia e soprattutto la mission che vuol portare avanti l’azienda, che si definisce “The Green Fitness Company”. Puoi dirci qualcosa di più a riguardo?

SportsArt è un’azienda che lavora ormai da più di quarant’anni nel settore del Fitness.

Il suo fondatore, ed attuale presidente, Paul Kuo, sin dal 1977 continua ad alimentare la nostra missione di portare sul mercato prodotti unici, funzionali, accattivanti, realizzati con tecnologie innovative, che possano svolgere un ruolo importante nel sostenere la salute del pianeta e delle persone che vi risiedono.

Tutto ciò si traduce nel cuore pulsante della nostra azienda con la linea di attrezzature cardio ECO-POWR™, in grado di produrre energia elettrica immediatamente utilizzabile, catturando e trasformando l’energia cinetica prodotta di ogni singolo allenamento in fonte di energia rinnovabile, pulita e sostenibile.

Con questo abbiamo la possibilità di convertire le palestre tradizionali in strutture per il fitness dove l’impatto energetico viene drasticamente ridotto ed ogni allenamento sarà ancora più stimolante.

Immagino che, come le aziende ed il settore in generale, anche SportsArt abbia accusato il colpo causato dalla pandemia attualmente in corso. Come è cambiato il vostro lavoro durante il lockdown?

Purtroppo Simone è così. Come per altri settori, come quello sportivo, l’impatto del coronavirus è stato tremendo: le palestre di tutto il nostro territorio di riferimento hanno progressivamente adottato misure restrittive che hanno portato la chiusura di diversi centri.

Purtroppo alcuni di questi non saranno in grado di riaprire, e questo ci crea un forte dispiacere.

Diversi segnali positivi si stanno però intravedendo in queste ultime settimane. Le strutture stanno riaprendo e, nonostante i rigidi protocolli di utilizzo degli ambienti, il popolo degli appassionati del fitness non ha perso la voglia di allenarsi.

Per quanto concerne il lavoro in sé invece, il nostro ufficio si basa su un modello di lavoro agile ed elastico: io e i miei colleghi abbiamo sempre lavorato in remoto dalle scrivanie delle nostre case, avendo quindi un impatto allo smart working molto meno drastico ed immediato.

Sono personalmente convinto che questo lockdown ci abbia dimostrato una volta in più come il concetto di produttività lavorativa non si lega necessariamente alla necessità di un ufficio.

Come è cambiato il settore del fitness e come state affrontando questo particolare periodo?

Negli scorsi mesi di lockdown abbiamo assistito ad un drastico cambiamento, con una virata poderosa verso i servizi digital fitness e l’home fitness. Cambiamento già annunciato,  ma che è stato enormemente velocizzato da questi eventi singolari ed epocali.

Ora più che mai, il compito delle aziende del fitness, inclusa SportsArt, è quello di sapersi adattare ad un fitness che sta diventando sempre più digitale e connesso, capace di assicurare una chiara personalizzazione ad ogni singolo cliente.

La nostra volontà è quella di coniugare la digitalizzazione al nostro core value: la sostenibilità.

Proprio per questo ci stiamo focalizzando su nuove linee di prodotti e servizi che possano coniugare questi due aspetti focali.

Gli esperti temono, purtroppo, una nuova ondata a partire da questo autunno. Quali sono le tue considerazioni a riguardo e quali precauzioni avete adottato per un’eventuale nuova chiusura forzata causata dal Covid?

Il pericolo di una nuova ondata, con l’arrivo dei mesi più freddi, rappresenta sicuramente una minaccia plausibile all’orizzonte. Ciò che si può fare è cercare di non farsi trovare impreparati. Questi mesi di lockdown ci hanno insegnato molto su come si diffonde questo virus e su tutte le precauzioni che si possono prendere per limitarne la diffusione.

E’ stata nostra cura informare tutti i nostri clienti, fornendo loro un documento che racchiudesse tutte le pratiche consigliate per operare in sicurezza, seguendo le restrizioni imposte dai diversi governi.

In caso di necessità saremo pronti ad implementare questo documento e aggiornare costantemente tutti gli operatori del fitness che lavorano con noi.

Per concludere, ti chiedo un’ultima considerazione: per quanto riguarda il futuro degli eventi sportivi, che cosa ti aspetti?

L’organizzazione degli eventi, che siano essi sportivi o commerciali, è certamente uno dei temi su cui si discute e dibatte maggiormente. Per l’innata natura socializzante e la necessità intrinseca degli eventi stessi di dover raggruppare numerose persone in un unico luogo, è estremamente difficile pensare che gli eventi possano attualmente, e nel futuro prossimo, svolgersi come ricordiamo tutti.

Certamente, il know-how acquisito fin qui su questo virus e sulla sua contagiosità, permetterà di organizzare eventi in forma ridotta, con un esiguo numero di partecipanti rispetto ad una situazione di normalità.

Un’alternativa può sicuramente arrivare dal supporto tecnologico agli eventi di massa.

Immagino eventi in cui la “folla” possa essere digitale, connessa in remoto dal proprio pc. Tutto ciò a patto che si trovino le giuste piattaforme per assicurare un engagement degno di un evento, assicurando ai partecipanti un’esperienza sì diversa, ma pur sempre emozionante e coinvolgente.

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